Breve storia del Gelsomino

Con quasi 200 diverse varietà e fino a 259 molecole che compongono la sua fragranza, il gelsomino è un fiore prolifico. La Regina della Notte è innegabilmente un fiore bianco, dal profumo mielato, fruttato e vivace, al centro dei bouquet di boccioli candidi che hanno reso grande la profumeria. E questo non è un fatto recente, perché il gelsomino è senza dubbio la prima pianta coltivata per il suo aroma.

Originario delle pendici dell'Himalaya o della Persia - nessuno ne è ancora sicuro – il gelsomino è citato dagli egizi dall'inizio del I millennio a.C. Era impiegato per profumare l'acqua del bagno e le statue degli dèi. A quel tempo era già utilizzato in Cina per aromatizzare il tè nero,

la varietà della bevanda riservata agli imperatori.

In India è conosciuto dall'era vedica, ma la sua coltivazione si sviluppò intorno alla città di Madurai dal V secolo a.C. Senza dubbio è grazie alla sua fragranza che il gelsomino è stato associato a Kâma, l'equivalente indù del nostro Eros. La leggenda narra che le punte delle sue frecce siano costituite da cinque fiori profumati, con il gelsomino che simboleggia l'amore languido. Elogiato dai poeti sanscriti, è sinonimo di candore perfetto, tanto da dare origine all’espressione "bianco come il gelsomino".

All'inizio dell'era cristiana, il gelsomino divenne una fragranza pregiata destinata ai nobili cinesi durante la dinastia Tang. A poco a poco occuperà un posto d'onore nei profumi di Baghdad, tanto da ritrovarlo in numerose occasioni nelle formule di incenso e attar compilate da Al Kindi. Fu in questo periodo, intorno al primo millennio, che prese il nome che conosciamo, dal persiano Yasameen. Fino ad allora gli indiani gli davano diversi appellativi a seconda della varietà: Malliki, Mogra, Jai, Tagar, Moti, Kund, Chameli, Juhi.

In Europa è associato alla Vergine Maria, perché cresce a maggio, mese a lei dedicato. Si trova quindi frequentemente in molte scene cristiane del Rinascimento, tessuto in ghirlande o raccolto in mazzi di fiori nelle mani di Cristo o di sua Madre. Sebbene fosse coltivato in Andalusia già nel XII secolo, solo nel XVI secolo trovò davvero il suo posto nella cultura occidentale. Nel 1548 risulta essere coltivato diffusamente nei giardini di Londra. Infine, nel XVII secolo, i maestri guantai di Grasse lo utilizzarono per profumare i guanti, un gesto innovativo che trasformò la città dei conciatori nella capitale mondiale del profumo.

Il suo aroma floreale è particolarmente delicato da estrarre. Poiché il fiore è molto fragile, deve essere raccolto all'alba e distillato il più rapidamente possibile. A seconda che questo avvenga presto la mattina o più tardi, ma anche se in stagione avanzata, il suo profilo aromatico cambierà: più verde e floreale all’alba e più animale e fruttato la sera.

Il gelsomino deve la sua fragranza inebriante a un cocktail di molecole, due delle quali sono: Indolo e Methyl dihydrojasmonate.

Il primo, l'indolo, gli conferisce il suo carattere decisamente animalesco, sensuale e persino inquietante, poiché l'indolo si trova nelle feci umane. Solo e puro, il suo odore è più simile alla naftalina, il che spiega l'inebriante odore delle collane di gelsomino in India.

Questo strano composto aromatico evidenzia l'attrazione che molte persone hanno per il fiore perché, oltre ad essere prodotto dalla nostra stessa flora batterica, l'indolo è un derivato del triptofano, l'aminoacido precursore della serotonina, molecola del buonumore.

Questo ci porta al Methyl dihydrojasmonate. La molecola, isolata dal dottor Démole, dona al gelsomino la sua freschezza vaporosa, il suo scintillio alleggerisce la pesantezza dei suoi composti odorosi, le cui sfaccettature sono tutte più spesse, dense e inebrianti delle altre.

Brevettato nel 1962 come Hedione, derivato dal greco hedone (che significa piacere), il suo nome è ancor più appropriato se pensiamo a recenti studi che dimostrano la sua capacità di attivare una specifica area dell'ipotalamo femminile legata al piacere e al comportamento sessuale: una scoperta che potrebbe spiegare perché la medicina ayurvedica considerava il gelsomino una fragranza capace di pacificare i tre dosha.

Fiore della Vergine e fiore del Piacere, innocente e traditore insieme, dal candore immacolato che nasconde un profumo davvero lussurioso, il gelsomino non ha finito di svelare i suoi segreti. Per questa dicotomia, che orgogliosamente assume e rivendica emanazioni inebrianti, animalesche, fruttate, verdi, esotiche, narcotiche, mistiche e indolenti, lo abbiamo scelto come chiave di volta della nostra nuova Opera.

Lo scoprirai presto… la nostra prossima Storia non sarà poi così lontana da quella del Gelsomino.

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