25 agosto 1819: La zattera della Medusa

Una tragedia disumana
La Medusa era una fregata francese che partì dal porto dell’Île d’Aix per trasportare i coscritti francesi incaricati di ripristinare l’autorità francese in Senegal. Re Luigi XVIII nominò comandante della fregata Hugues Duroy de Chaumareys, nonostante non fosse salpato da vent’anni. La nomina fu concessa in virtù della sua lealtà alla monarchia durante i periodi napoleonico e rivoluzionario della Francia.
Una volta salpata, Hugues Duroy de Chaumareys non accettò ordini da nessuno. Rifiutò persino di ascoltare le suppliche dei suoi ufficiali, che lo pregavano di mantenere la rotta. La nave finì per incagliarsi in un banco di sabbia a oltre 90 km dalla costa africana. Fu quindi necessario evacuare più di 250 persone. Gli ufficiali e i membri di alto rango dell’equipaggio occuparono le barche a remi, mentre 150 marinai e soldati si ammassarono tutti su una zattera lunga 20 metri e larga 7.
Non avendo alcun mezzo per manovrare la zattera, decisero di caricarla sulle barche a remi. Tuttavia, la corda che le teneva unite si spezzò o fu tagliata, per qualche motivo. La verità è ancora un mistero. La zattera vagò così per tredici giorni. Durante quei tredici giorni furono commessi gli atti più atroci, tra cui ammutinamento, cannibalismo, esecuzione dei feriti, ecc. In mare, la brigantino Argus avvistò la zattera e la recuperò. Dei 150 individui che inizialmente salirono sulla zattera, solo 15 rimasero in vita, di cui 5 morirono prima di raggiungere la riva.
Géricault, un’opera diventata un’ossessione
La tragedia della zattera della Medusa suscitò molta attenzione nella stampa. Théodore Géricault, un giovane pittore di 27 anni, acquistò una tela di 5 metri per 7 e decise di affittare uno studio a Parigi. Voleva creare una rappresentazione che mostrasse le terribili sofferenze subite dai passeggeri. All’inizio esitò su cosa dipingere. Doveva essere l’ammutinamento, il cannibalismo, la barbarie? Decise poi che il loro «momento di grazia» nell’avvicinarsi all’Argus avrebbe ispirato il suo dipinto.
Ciò che seguì per Géricault fu un lungo periodo di reclusione e atti «morbosi».
Per avvicinarsi il più possibile alla realtà, trascorse del tempo nelle morghe per osservare i cadaveri e studiare tutte le sfumature della pelle necrotica. Alcuni conoscenti gli permisero di portare i cadaveri nel suo studio, dove li osservava decomporsi. Sotto la supervisione e con l’aiuto dei sopravvissuti, fece costruire una zattera di prova per perfezionare tutti i dettagli della scena. Si rasò anche la testa prima di intraprendere un lungo periodo di reclusione. I suoi pasti gli venivano portati dal custode dell’edificio, e solo alcuni amici selezionati avevano il permesso di entrare nello studio per aiutarlo nel lavoro o servire da modelli. Così, in primo piano nel dipinto, potete trovare Eugène Delacroix. Géricault impiegò 18 mesi per completare finalmente il dipinto.
25 agosto 1819, un nuovo naufragio al Salon
Il dipinto fu esposto per la prima volta nel 1819 al Salon de peinture et de sculpture di Parigi e fu intitolato «Scene de naufrage» per evitare un’eventuale censura reale. La tela fu esposta accanto a più di 1500 opere d’arte e divenne rapidamente la protagonista dell’esposizione, poiché suscitò tanto indignazione quanto emozioni.
Molti videro nel dipinto una critica alla monarchia, un’allegoria del popolo francese caduto sotto l’incompetenza del proprio governo, mentre altri lo considerarono un attacco al colonialismo e alla schiavitù. Sulla zattera furono dipinte cinque persone nere, mentre in realtà ce n’era solo una. Géricault voleva così dimostrare che, di fronte alla morte, neri e bianchi erano uguali.
La critica del dipinto al potere reale non sfuggì a Luigi XVIII, che si avvicinò a Géricault dicendo: « «Monsieur Géricault, avete dipinto un naufragio, ma non è il vostro».
La posterità
Cinque anni dopo il completamento del dipinto, nel 1824, Géricault morì all’età di soli 30 anni. Sebbene non sia riuscito a vivere appieno il successo della sua opera, questa ebbe un’influenza profonda sui pittori nella seconda metà del XX secolo. Attualmente il dipinto ha una presenza vivace nella nostra cultura ed è ampiamente rappresentato nei fumetti e nel cinema, oltre a essere evocato nella musica o riprodotto nelle caricature di giornale.
L’opera è attualmente esposta al Louvre, nella sala 77. Curiosamente, per ottenere i colori di questo dipinto, Géricault dovette usare il bitume di Giudea. Sebbene all’epoca potesse essere sconosciuto, col tempo abbiamo notato che questo materiale si scurisce, condannando il dipinto al suo stesso e irrimediabile naufragio ironico.

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